Abbigliamento, accessori e acconciature nelle
rievocazioni storiche: alcuni suggerimenti.
Arianna Duranti
La rievocazione storica sta diventando una delle risorse più importanti dell’offerta turistica italiana. Nella maggior parte dei casi le manifestazioni che appartengono a questo filone sono organizzate e gestite da gruppi di volontari entusiasti che dedicano a quest’opera collettiva numerose ore del proprio tempo libero. L’impegno è notevole, anche perché le cose da fare sono molte di più di quelle che dall’esterno si possono percepire. La gestione dei punti di ristoro alimentare, dei servizi di pubblica utilità, l’evasione di pratiche burocratiche e l’amministrazione dei fondi disponibili sono compiti che non si esauriscono certo nel limitato lasso di tempo in cui la rievocazione si svolge ma iniziano molto tempo prima e spesso si prolungano nel corso dell’anno quasi senza soluzione di continuità.
Probabilmente il compito più oneroso all’interno di una rievocazione storica è quello della gestione dei costumi storici. Il corteo storico è infatti frutto di un complesso lavoro in cui si fondono arte, fantasia e capacità organizzative. La buona o cattiva riuscita di esso non dipende infatti solo dalla bellezza dei costumi ma anche dalla loro coerenza, dal loro stato di conservazione, dal portamento dei figuranti e dal modo in cui essi sono truccati e acconciati, dagli accessori che indossano e da quelli che servono a ricreare l’ambientazione e altro ancora.
Analizzando il corteo attraverso le attività che lo caratterizzano prima, durante e dopo il suo svolgimento è possibile formulare delle “regole” di base che aiutino ad ottenere il migliore effetto possibile.
La progettazione.
Si tratta della fase più lunga; inizia in alcuni casi anche sei o sette mesi prima di un corteo e può essere parte di un progetto più ampio che miri ad una precisa ricostruzione storica, filologicamente corretta, del periodo di ambientazione. Il primo, e di solito più sgradevole compito, consiste nel passare in rassegna i costumi di cui si ha disponibilità; infatti nessuna progettazione può prescindere dal materiale già presente in magazzino. Tale materiale, tuttavia, deve essere sottoposto a una obiettiva revisione critica che ne verifichi la coerenza storica e lo stato di conservazione, con l’evidente scopo di eliminare le più vistose incongruenze e di modificare ciò che è possibile modificare.
Nel ritoccare l’esistente e nel pianificare la realizzazione di nuovi costumi è necessario esercitare la massima attenzione. Spesso infatti la realizzazione del bozzetto di un costume non si basa sulla ricerca storica ma solo dal gusto di chi lo immagina e dalla predilezione per ciò che è ricco e sfarzoso. L’utilizzo di materiali come il lurex, di tessuti lucidi ma dall’aspetti vistosamente sintetico, di fantasie molto più tarde dei periodi da ricostruire possono deturpare in maniera insanabile un abito storico. La scelta di tessuti che assomiglino il più possibile a quelli originali (realizzati al telaio, ricordiamolo) è il fondamentale punto di partenza così come la definizione delle tecniche di decorazione e dei moduli da usare. E’ facile riscontrare un uso eccessivo di perle applicate, assolutamente fuori luogo nel medio evo, periodo in cui la preziosità di tali ornamenti li rendeva esclusivo appannaggio delle classi più agiate. Lo stesso vale per gli strass - colorati e non - usati in sostituzione di pietre preziose.
Gli accessori
Il costume è sempre corredato da accessori, la cui scelta richiede lo stesso livello di attenzione necessaria per gli abiti. Per cominciare, non si deve mai abbinare un vestito a un paio di scarpe inappropriate, contrariamente a quanto invece accade in quasi ogni manifestazione. Personalmente ho avuto modo di vedere nel corso di cortei in Italia (ma all’estero spesso è peggio) anfibi, scarpe da ginnastica di colore intonato al costume, décolletés con il tacco ed altro, il tutto sempre portate bene in vista. Ora, la spesa delle calzature è effettivamente molto gravosa per gli organizzatori, con costi di gestione talora superiori anche a quelli dei costumi stessi; però è piuttosto agevole pianificarla in modo efficiente acquistando gradualmente, nell’arco di 5 o 6 anni almeno, una quantità pari a circa il 50% delle calzature da utilizzare, riducendo così al minimo i costi del noleggio e mantenendo allo stesso tempo la flessibilità delle numerazioni.
Nel caso in cui i costumi siano di proprietà dei privati sarebbe bene proporre loro di acquistare le proprie scarpe sotto la supervisione di un esperto per evitare che la troppo libera iniziativa porti ai pessimi risultati sopra illustrati.
I criteri esposti dovrebbero naturalmente valere per tutti gli accessori quali gioielli, borsette, scarselle, cinture etc. Infatti la profusione di collane, orecchini, fermagli, anelli e tutto il resto, assortiti a caso e senza nessuna coerenza con il costume danneggia vistosamente l’immagine complessiva. In buona sostanza, tutto quello che viene mostrato al pubblico deve essere controllato e approvato da una persona che abbia una competenza specifica nell’ambito della storia del costume.
Le acconciature
A questo controllo dovrebbero essere sottoporti anche trucco, acconciature, baffi e barba. Mantenendo fermo il principio secondo il quale non si può pretendere da una persona che cambi radicalmente il proprio colore di capelli o la propria fisionomia, per esempio radendo baffi decennali, è bene rendersi conto che i canoni estetici sono differenti per le varie epoche di ambientazione. Sicché nella fase che precede il corteo, per quanto si può, è bene cercare di assegnare i costumi a persone che corrispondano a tali canoni e poi concordare con chi realizzerà le acconciature struttura e decorazione delle stesse. Colori per capelli dall’aspetto evidentemente non naturale, mèches ed effetti che attualmente sono di uso assolutamente comune in realtà hanno una storia molto breve e nascono dopo la seconda guerra mondiale. L’abitudine di tingere i capelli sia per cambiare colore che per nascondere i capelli bianchi era già comune per gli egizi che però usavano prevalentemente pigmenti derivati da foglie, radici e frutti, ottenendo quindi una scarsa differenza dal colore originario e poca varietà di sfumature. Anche i capelli corti femminili sono una caratteristica del ‘900 e quindi vanno mascherati usando posticci e tecniche di acconciatura che simulino una maggiore lunghezza della capigliatura. Inoltre ogni periodo è caratterizzato da decorazioni sui capelli molto diverse tra loro; se per esempio nelle rievocazioni di ambientazione Rinascimentale l’utilizzo della perla ornamentale è corretto, nelle ambientazioni medioevali invece è bene limitarne l’uso, ricordando inoltre che le perle colorate in quel periodo non sono documentate.
I trucchi
Il trucco deve essere realizzato ispirandosi ai ritratti e alle descrizione letterarie del periodo tenendo presente che non esistevano in Italia alcuni prodotti o colori. Vanno sempre evitati rossetti perlati, arancioni e fucsia, contorni delle labbra troppo evidenti, matite e ombretti dai colori vivaci per gli occhi, mascara colorati e terra abbronzante. La bellezza aristocratica è stata sempre pallida fino agli anni ’30 del 1900 in cui l’abbronzatura divenne sinonimo di vacanze e sport da ricchi. Una dama medievale, rinascimentale o barocca abbronzata è un clamoroso errore storico. Solo le popolane possono permettersi un colorito acceso perché la vita all’aria aperta era loro prerogativa.
Da evitare sempre anche lo smalto per unghie, sia bianco che colorato, anche quello recente prodigio della chimica. Tutti questi dettagli devono essere controllati fino a pochi minuti prima di uscire con il corteo tenendo sempre pronti struccante e solvente per smalto per “correggere” look troppo moderni.
Controlli dell’ultimo minuto
Altro controllo da effettuare in fase di vestizione e composizione del corteo è quello che riguarda la presenza di fedi, orologi, piercing, braccialetti brasiliani, orecchini maschili, tatuaggi visibili e tutto quello che oggi è di moda ma che può rendere ridicolo un figurante in abiti d’epoca. Tutto quello che si può eliminare va eliminato, il resto coperto. La severità di chi controlla non è mai accolta con entusiasmo ma è apprezzata da chi può godere del piacere di assistere ad una rievocazione corretta e armoniosa.
Per concludere è buona regola, anche per contenere i costi di manutenzione, passare in rassegna i costumi a corteo avvenuto per riscontrare eventuali danni che possono peggiorare nel tempo, quali macchie di cera, di grasso o di catrame, lacerazioni del tessuto che possono aumentare appendendo il costume, guarnizioni parzialmente scucite che si allenteranno nel tempo, e altro. Conservare i costumi in ambienti areati (privi di muffa e senza presenza di insetti o piccioni) usare fodere di protezione in tessuto e non in plastica permette di mantenere il costoso patrimonio di costumi molto più a lungo in buone condizioni risparmiando negli anni considerevoli somme di denaro.