Bianchi G.., I graffiti della lastra di ardesia rinvenuta nello scavo della Rocca di Campiglia Marittima, in Bianchi G. 2003, a cura di, Campiglia. Un castello e il suo territorio. II indagine archeologica. Firenze, pp. 464-476.

 

Resoconto a cura di

Alessandra d’Ulizia*

* Lo Studium de La Compagnia del Quadrello ringrazia la Prof.ssa Giovanna Bianchi e l’Editore All’Insegna del Giglio per aver cortesemente autorizzato la riproduzione delle immagini contenute in questo resoconto.

 

 

 

Durante gli scavi archeologici condotti durante il 1996 nell’area signorile della Rocca di Campiglia Marittima (Livorno) è stata messa in luce una lastra di ardesia di grandi dimensioni - rotta su tutta la sua lunghezza - utilizzata forse in origine come elemento lapideo di copertura, secondo una consuetudine diffusa nel territorio. La lastra, rinvenuta negli strati relativi all’ultima fase di occupazione della Rocca, è datata dall’Autrice agli ultimi decenni del Trecento.

L’attenta pulizia del reperto ha evidenziato su entrambi i lati una articolata serie di graffiti e segni alfabetici.

La scena principale rappresentata sulla facciata A della lastra (fig. 1) è quella di un assedio ad una struttura,  tra cui sembra di poter individuare con certezza una torre merlata. Nella restante parte sono raffigurati soldati posti in posizione di attacco, seguiti da un corteo di cavalieri.

Figura 1: Particolare della digitalizzazione del lato A della lastra, nella parte centrale. Da Bianchi G. 2003, p. 467.

 

In primo piano, sulla sinistra, è ben visibile un arciere nell’atto di scoccare una freccia; di tale personaggio colpisce il copricapo indossato, anche se la lettura del disegno non consente di escludere a priori che si tratti della capigliatura. L’arciere, inoltre, sembra portare al braccio una sorta di scudo triangolare.

Alle spalle di questa prima figura vi è un altro soldato con il medesimo copricapo che poggia la propria balestra su di un muretto.

Figura 2: Particolare della digitalizzazione del lato A della lastra, nella parte destra. Da Bianchi G. 2003, p.467

Sulla porzione destra della lastra (fig. 2) compare la rappresentazione di un corteo di cavalieri, disegnati con dimensioni minori rispetto ai primi, come per dare una sorta di prospettiva, accomunati tutti dal caratteristico copricapo.

Nella parte superiore destra, al di sopra del primo personaggio, è leggibile il nome Baldo che secondo l’autrice potrebbe riferirsi, vista la sua posizione, al soldato rappresentato, e una data a(nno) d(omini) MCCC 80, interpretabile come la data della battaglia riprodotta o anche del momento in cui è stato eseguito il graffito, ipotesi peraltro compatibile con il contesto stratigrafico del ritrovamento.

Figura 3: Digitalizzazione del lato B della lastra. Da Bianchi G. 2003, p.468.

 

Sul lato B della lastra (fig. 3) l’immagine principale è quella di un edificio composto da due dadi a sezione circolare sormontati da una piccola torre. I due dadi sono caratterizzati dalla presenza di archi decorati con capitelli, nella parte sommitale della torretta è raffigurata una sorta di merlatura.

Sotto tale struttura è graffito il nome Bandinus, diminutivo di Baldo, presente sull’altra faccia della lastra, e in questo caso il nome viene riferito dall’autrice al nome del disegnatore. Sotto al nome graffito è rappresentata una piccola imbarcazione con lo scafo, la vela e il suo albero e sotto di essa delle linee orizzontali che stanno probabilmente a raffigurare un corso d’acqua.

In alto a sinistra dell’edificio vi è infine un’insegna araldica raffigurante un’immagine forse interpretabile come un trifoglio.

I documenti attestano che la Rocca in quel periodo era soggetta all’occupazione militare stabile di Pisa e che il controllo veniva gestito tramite un esiguo numero di persone che si stanziava all’interno dell’insediamento interessato; questo è l’argomento principale portato dall’autrice per ipotizzare che le persone preposte a tale servizio si concentrassero nella struttura più adatta all’avvistamento del territorio e che quindi molto probabilmente sia stato proprio uno di questi soldati realizzare l’articolato graffito.

Quanto allo strano copricapo indossato da tutti personaggi del lato A della lastra, non sono stati trovati confronti puntuali con elmi e cimieri del tempo, ma l’autrice ipotizza che siano riferibili all’usuale armamento di un gruppo di soldati non locali impegnati in assedi di città o di castelli in quel periodo. L’autore del graffito avrebbe quindi rappresentato un episodio bellico particolarmente rilevante di quel momento storico ma non necessariamente collegato alla Rocca di Campiglia.

La lastra graffita deriverebbe dunque da “un bagaglio di ricordi fatto di frammenti di immagini magari temporalmente separate, forse non appartenenti allo stesso episodio che in questo caso però erano riemerse al momento di dover raffigurare la scena bellica”[1].

Per la tipologia architettonica dell’edificio raffigurato sul lato B non si hanno riscontri nel territorio maremmano e vengono proposti riferimenti alle architetture del porto di Pisa, probabile città di provenienza dei soldati presenti nella Rocca e quindi anche dell’autore del disegno. Anche in questo caso si tratterebbe di una rappresentazione della torre filtrata dalla memoria del disegnatore.

I graffiti della lastra mostrano dunque una certa abilità nel rappresentare oggetti impressi nella sua memoria in una narrazione continua e una grande attenzione per i particolari che denuncia una buona conoscenza delle tecniche grafiche di rappresentazione, sapere certamente non comune in quel periodo all’interno di un contesto militare così ristretto come doveva appunto essere quello in cui si trovò l’autore dei disegni.

 

 

Bibliografia

 

Banti O. 1998, Le iscrizioni delle tombe terragne del Campo Santo di Pisa (sec. XIV-XVIII), Pisa.

Beltrame S., Sommo G., Tagliabue F., Vercellino P. 1990,  Graffiti medievali dal portale della Basilica di S. Andrea e dal sarcofago di San Paolo,  “Archeologia Uomo Territorio”, 9, pp. 91-107.

Tangheroni M., Cardini F. 1990, a cura di, Guerra e guerrieri nella Toscana medievale,  Firenze.

Vaschetti L. 1986,  Graffiti su chiese romaniche dell’Astignano,  in Gaggia F., Gattiglia A., Rossi M., Vedovelli G., a cura di, Benaco ’85. La cultura figurativa rupestre dalla protostoria ai nostri giorni: archeologia e storia di un mezzo espressivo tradizionale,  Torino, pp. 181-214.

 

 


 

[1]  Bianchi G. 2003, p. 471